La quarta via della comunicazione pubblicitaria: lo “slice of life”

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È la strada più abusata, purtroppo, dai product manager italiani (la più odiata, di conseguenza, dai pubblicitari – non solo quelli italiani).

Questo espediente può dare buoni risultati, ma sarebbe meglio utilizzare questa strategia quando le caratteristiche del prodotto che s’intende pubblicizzare sono poco significative. L’obiettivo dello slice of life è suscitare l’identificazione del tuo potenziale cliente, oppure simpatia (e puntare al carattere edonistico del prodotto).

L’esempio qui sotto mostra uno dei trend molto in voga fino a qualche anno fa e di cui si è parlato moltissimo (“la famiglia allargata” o moderna).

Ti ricordi di tutte quelle “sig.ra Maria” invasate che corrono giù per le scale in stato di eccitazione gridando e cantando di qualche prodotto? E della nonnina che non si fa gli affari suoi e dispensa consigli non richiesti in momenti a dir poco assurdi? Ricordi della mamma ossessivo-compulsiva che controlla le pulizie del figlio (è in onda una pubblicità che mostra una situazione simile in chiave “moderna” – ultimo affare della non-creatività italiana)? Tutte situazioni in cui lo slice of life è forzato e sembra più uno slice-of-cinema-scadente! Non citerò altre pubblicità, perché non le ricorderesti.

A mio parere, il pubblicitario italiano che ha “fatto scuola” nell’utilizzare questo espediente, e che citerò nel paragrafo dedicato al surrealismo, è Emanuele Pirella. La raffigurazione di comuni situazioni in chiave “surreale” ha fatto la fortuna di molti prodotti, ad es. “liscia, Gassata o Ferrarelle?”, Nuovo? No, lavato con Perlana.”, “o così, o Pomì”, etc. Tutti slogan che sono diventati di uso comune e che contengono il nome del prodotto! Questa via è inoltre idonea quando la pubblicità deve far leva sul carattere edonista del prodotto. Il commercial della Mercedes che mostrava un padre orgoglioso che regala alla propria figlia un auto (con tanto di grande fiocco) durante la sua festa di laurea è un buon esempio.

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