Come prendere la giusta decisione

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Quotidianamente facciamo delle scelte, prendiamo delle decisioni dalle più piccole alle più importanti. Ma il cosiddetto “dramma della decisione” ci accompagna ogni volta.

Qual è la decisione giusta? Come faccio?

Molte volte, la difficoltà di prendere una decisione nasconde una cattiva focalizzazione del problema che sembra, addirittura, più grande delle nostre possibilità di soluzione.

Occorre allora strutturare un’organizzazione del pensiero che prevede questi accorgimenti:

  1. Capire se siamo realmente di fronte ad un problema
  2. Focalizzare il problema
  3. Rendere oggettivo il problema eliminando i pregiudizi
  4. Destrutturare il problema e definire le priorità
  5. Analizzare l’ambiente contingente
  6. Analizzare le informazioni reali (i dati e non le opinioni)
  7. Definire gli obiettivi da raggiungere
  8. Definire le strategie da utilizzare per la risoluzione
  9. Definire i piani alternativi di risoluzione

In pratica dobbiamo generare in noi un pensiero critico ben strutturato che non si basa esclusivamente sulla propria razionalità ma tiene conto anche della propria sfera emozionale. L’emotività infatti è un fattore che condiziona notevolmente un processo decisionale.

Occorre innanzitutto “resettare” il proprio pensiero una volta focalizzato il problema: ripulire la mente da idee, opinioni, schemi che chiudono in una morsa il problema e non permettono una giusta focalizzazione della situazione.

Da quale parte inizio per sviscerare il problema?

Dopo la fase di “ripulitura” bisogna individuare i punti chiave della questione e organizzarli per priorità da risolvere. Con l’individuazione dei punti chiavi si riesce così ad avere una prima visione organizzata del problema suddiviso in step da superare.

Lavorare su un processo decisionale complesso e problematico comporta sempre un’attenta riflessione, un’analisi completa della realtà ed un lavoro per tappe ed obiettivi.

Una fase contemporanea alla destrutturazione del problema è quella di  raccogliere informazioni sull’ambiente contingente. L’assunzione di dati, di informazioni varie deve essere però scevra da opinioni comuni o pregiudizi: servono solo dati oggettivi!.

Cosa voglio ottenere con la mia decisione?

A questo punto è necessario chiarirsi anche nei risultati che voglio ottenere dalla mia decisione: è così che definisco e mi focalizzo sugli obiettivi che intendo raggiungere.

La definizione degli obiettivi deve essere molto precisa: non bisogna essere mai  generici altrimenti mi sarà servito l’alibi di una eventuale non riuscita!

Cosa faccio per risolvere il problema?

Analizzando e valutando tutti i dati che si hanno a disposizione bisogna preparare un piano di soluzioni possibili,  e poi, per ogni soluzione proporre, un piano alternativo nel  caso si verifichino degli inconvenienti.

In quanto tempo ottengo il mio risultato?

Il fattore tempo è sempre da tener presente. A questo punto, stilare una bella tabella di marcia,  permette anche di  essere proattivi nella soluzione attivandosi già da subito, riuscendo così  a godere” i piccoli passi positivi” che si riescono ad ottenere durante il percorso risolutivo.

Purtroppo il cosidetto time pressure può incidere sui processi decisionali anche molto negativamente. Mantenere la lucidità senza farsi condizionare dall’ambiente e dagli eventi è molto difficile senza aver potenziato il proprio pensiero critico.

Le scadenze, gli avvenimenti improvvisi obbligano a scelte rapide e risolutive ma tutto ciò non deve prescindere mai da un pensiero critico organizzato e veloce.

In seguito vedremo alcuni strumenti pratici per potenziare il proprio pensiero critico. Alcuni suggerimenti?

Alla prossima!

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